scritto da mvariabile il lunedì, 07 luglio 2008,08:31

Buon viaggio, piccolo Tigrotto

Tutto è successo ieri, il giorno del mio compleanno.

Un pranzo in famiglia, in campagna, a casa della nonna in una giornata di luglio nuvolosa e senza sole. Dalla siepe che costeggia la strada dei miagolini continui, forti, decisi. Che - racconta la nonna - andavano avanti da due giorni. Non si può resistere a dei miagolini così. Si capisce che è un gattino piccolo, ma la siepe è spessa, pesante, pungente. Eppure...

Mio marito e io ci sdraiamo per terra: lui lo vede, io vedo muoversi un affaretto piccolino piccolino che miagola sempre più forte, deciso. Non c'è latte, prosciutto, carne che riesca a far uscire quel cucciolo da sotto la siepe. Poi, lo vedo: è davvero piccolo, quattro zampette poco stabili e due occhioni azzurri grandi come tutto il suo musetto. Non si può lasciare lì quel gattino.

Pensiamo, ci graffiamo mani e braccia, mi allontano per cercare ancora del latte quando mio marito urla: "Ce l'ho! L'ho preso!"

E' piccolissimo nella mano grande di mio marito, che quasi ha paura di schiacciarlo, di fargli del male. E' un gattino meraviglioso, tigrato, avrà un mese poco più. Mio marito me lo porge... Peserà qualche etto, il cuoricino che batte all'impazzata in un corpicino esile.  Lo tengo sulle mie gambe, lo accarezzo, i suoi occhioni azzurri incrociano i miei. Non riconosce il latte, allora cerchiamo di farglielo capire... un dito bagnato passato sul suo musetto, la sua piccola linguetta che lo assaggia, un secondo tentativo con il cucchiaino e infine il suo musetto che da solo comincia a leccare, in un piattino più grande di lui, il latte.

Si chiama Tigrotto, basta uno sguardo tra me e mio marito per dargli un nome. Il cuore di Tigrotto batte ancora forte, ma non più di paura, solo come battono i cuoricini dei cuccioli. E' un atttimo. Due carezze sulla sua testolina, e lui  si accoccola tra le mie braccia e si mette a dormire, con la pancia piena, come i cuccioli della sua età. Tigrotto è bellissimo. E' piccolo, tenero, fragile. Voglio tenerlo con me, voglio pensare che sia il regalo che il destino mi ha fatto per il mio compleanno.

Ma non siamo organizzati per avere un cucciolo a casa. Temporeggiamo. Intanto gli prepariamo lì, in campagna, un posto dove stare al sicuro. Uno sgabuzzino ampio, una cesta  con un panno, la sua cassetta. Ma Tigrotto sa che non è il suo posto. Si rifugia in un angolo buio, miagola ancora forte, si tranquillizza solo quando torna tra le nostre mani. Lo lasciamo andare un po' in giro. Miagola ancora, si guarda intorno muovendosi incerto sulle sue zampine. Fa quattro passi e torna vicino alle nostre gambe. Miagola e miagola ancora.

E poi... E poi, all'improvviso, arriva una gatta. E' grigia, soltanto un po' più chiara di Tigrotto, magra, affamata. Tigrotto la vede ed è un attimo. Le salta intorno, le fa festa. La gatta dapprima è schiva, restia. Si avvicina alla pappa che avevamo preparato per il nostro Tigrotto. Divora tutto, in un attimo. Si avvicina al cucciolo, lo odora, inizia a leccarlo. Tigrotto è felice. I suoi miagolini forti e decisi ora sono calmi, attenuati. A ogni passo della sua mamma Tigrotto le corre dietro, le salta tra le zampe. Lei lo lecca ancora. E poi... come ogni mamma Gatto lo prende per la collottola, lo porta poco più in là e, nell'orto in mezzo ai pomodori, cominciano a rotolarsi insieme, a giocare. La sua mamma lo pulisce tutto, lo prende ancora, si rotolano insieme. Sono inseparabili. Tigrotto ha ritrovato la sua mamma. Tigrotto è finalmente felice. Non miagola più,, non si guarda attorno impaurito.

Non mi vergogno a dire che quando il mio Tigrotto e la sua mamma hanno cominciato a camminare insieme e allontanarsi verso la vigna ho pianto. Ho pianto perchè è stata una delle scene più commoventi che la natura mi abbia regalato, ho pianto perchè mi sentivo un po' io mamma di quel piccolo Gattino, che ho calmato, nutrito e fatto addormentare tra le mie braccia. Ho pianto perchè l'idea di avere un gattino bello come Tigrotto che mi aspetta a casa, ogni sera, con le sue zampette e i suoi occhioni azzurri e i suoi miagolini la sentivo già mia.

Ma forse è giusto così.

Piccolo Tigrotto, ora vivi con la tua mamma, gioca e sii felice.

Ti avremmo dato tanto amore, piccolo cucciolo di gatto dagli occhioni azzurri, ma forse ti avremmo snaturato, facendoti diventare un gatto che vive in 70 mq, quando tu sei nato sotto il cielo azzurro, negli spazi aperti della campagna. 

Tigrotto, corri felice per le vigne, i campi, segui la tua mamma. E' giusto che sia lei a insegnarti a mangiare gli uccellini, giocare con le lucertole, dare la caccia ai topolini. Sei un gattino libero, mio tenero Tigrotto, non lasciare che nessuno ti tolga la tua libertà.

Sei un gattino bello, simpatico e sono certa che qualunque umano ti veda, non potrà negarti una carezza, un po' di latte, un riparo dove dormire. Fidati ma solo fino a un certo punto... stai lontano dalle macchine, dalle strade, vivi felice, cresci bello come sei ora e abbi cura di te.

Buon viaggio, nostro piccolo Tigrotto, cammina. La vita ti aspetta con le sue difficoltà e le sue bellezze. Segui la tua mamma e cresci libero. E se un giorno, da grande, vorrai una carezza... beh, noi ci saremo, perchè è impossibile dimenticarsi di te.  

categoria:natura, vita, emozioni, campagna
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scritto da mvariabile il martedì, 27 maggio 2008,11:03

Ritorni

Sto organizzando un evento che si terrà a Milano, i primi di giugno. E' strano, lavorando da qualche mese a Genova, ritrovarsi a preparare qualcosa nel posto dove hai lavorato per cinque anni. Pensare di "andare su" - come dicono tutti i genovesi che passano l'Appennino - mi stringe alla gola, sento come un nodo allo stomaco, una sensazione di soffocamento che sale su, fino alla testa. So che non è normale, che è completamente irrazionale, ma è così. So anche che qualcuno penserà che esagero. Pazienza. Chi mi conosce bene sa perfettamente a quali sensazioni mi riferisco, a come sono stata, a come sto ora.

Da quel giorno in cui ho impacchettato cinque anni dentro il bagagliaio di una macchina, non ho più messo piede nel capoluogo lombardo. Al lavoro, le occasioni di parlare di Milano, di quello che ho fatto, di quello che ho imparato sono state tante, apprezzate, valorizzate. E' una città dietro l'angolo, un'ora e mezza di autostrada, dove ci sono tante persone che non vedono l'ora di vedermi, di passare una sera insieme, di raccontarci tante cose.

Ma tant'è... quel ritorno per me è difficile, emotivamente, fisicamente... più semplice andare a Dehli... o Kuala Lumpur... dall'altra parte del mondo...

Alcuni giorni fa parlavo con un fornitore che mi raccontava dei suoi trascorsi milanesi... Anni in un'agenzia pubblicitaria a fare l'art director, poi la scelta di vita di tornare " a casa", un lavoro che non è più lo stesso, alcune rinunce, sul piano professionale, molti guadagni sul piano personale. Una città bella, che ti riempie la vita e che non capsice che lavoro era fare l'"art director".

 "Ora torno a Milano e mi piace" mi raccontava. "Ora riesco perfino a tornare là, prendere la macchina fotografica, seguire i navigli e scoprirne la bellezza".

Chissà che prima o poi non succeda anche a me. Chissà che Genova non riesca a fare anche questo miracolo. Chissà che un giorno questo senso di oppressione al solo pensiero non svanisca e possa davvero vivere quella città come una città qualsiasi, speciale per alcuni, di transito per altri, di ricordi e passato, per me.

 

scritto da mvariabile il martedì, 20 maggio 2008,08:24

Olfatto

Da qualche tempo vado a lavorare in motorino. Per passione - adoro le due ruote e infilarmi tra le macchine ferme in coda... - per comodità, per abitudine. Rispetto a quando andavo a lavorare a Milano il tragitto è decisamente più lungo e ho modo di concentrarmi durante il viaggio su uno di quei sensi che, a mio parere, è meno considerato rispetto agli altri, l'olfatto.

Potrei ricostruire il viaggio che faccio ogni mattina ripercorrendo gli odori e i profumi che incontro via via nel mio tragitto. Al mattino, piuttosto che in serata, gli odori sono più intensi, più distinti. Alcuni con il variare delle stagioni cambiano, mentre altri restano immutati e li incontri sempre allo stesso punto, come se fossero lì, ad aspettarti, e a darti il buongiorno.

Uscita da casa, è il profumo del pitosforo che avvolge tutta la piccola via che attraverso, ben attenta a schivare buche e macchine sempre contromano: un profumo intenso e forte che - alla fine dell'inverno - si unisce a quello degli alberi di mimosa, ma ora no, in questo periodo è l'assoluto protagonista dei primi 500 metri di strada.

Tutto Corso Italia invece profuma di mare: quando c'è libeccio più che mai, l'odore del mare arriva intenso e si concretizza sul casco, sottoforma di goccioline salate, sul viso, sulle labbra. In quel caso l'odore del mare lo assapori...

Poi c'è la Sopraelevata che a un certo punto passa sopra al mercato del pesce: ecco, questo è l'odore in assoluto più inconfondibile del viaggio del mattino... Sono pochi metri - davvero pochi - ma per un attimo ti sembra di essere appena salita su uno di quei pescherecci genovesi che sul fondo sono pieni di cassette dove il pesce luccica e ancora si muove... E' l'odore del lavoro finito, del risciacquo di camion e cassette terminata la vendita, quando i pescatori fanno a mangiare la focaccia e riprendono forza, per affrontare poi un'altra giornata, dura e lunga.

E poi ancora tanti odori, meno definiti, spesso sempre nuovi... Una macchina con il finestrino aperto che emana l'odore dell'Arbre Magique intorno, una signora con stiletto e sciarpina tigrata in motorino che lascia al suo passaggio una scia di profumo, la puzza di smog dei grandi camion che escono dai varchi portuali e ancora il pitosforo che accompagna il profilo di molti marciapiedi genovesi.

E infine, quando meno te lo aspetti, pochi metri prima dell'ufficio, ogni mattina e ogni sera, un profumo intenso di caldi croissant e di torte appena sfornate... Non so, ancora devo capire da dove viene, ma... è diventato un appuntamento irrinunciabile... un buongiorno olfattivo che porta il sorriso... e un augurio di buona serata dolce, tutto da respirare...

 

categoria:viaggi, riflessioni, genova casa
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scritto da mvariabile il lunedì, 12 maggio 2008,08:47

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UN ANNO FA

E' passato un anno da quel giorno.

Un anno talmente pieno di cose, di cambiamenti, di emozioni, di veri e propri rivolgimenti che sembra quasi una vita.

Un anno fa a quest'ora il cuore batteva forte... A distanza di un anno il  cuore batte ancora forte, forse anche di più... Ricordo ogni attimo di quel giorno, ogni sensazione e ogni emozione... L'ora di partire per la chiesa che sembrava non arrivare mai... le scale del portone, i vicini di casa dai balconi, il tragitto in macchina fino ad arrivare... E poi lui, che mi aspettava, aspettava proprio me, lui che mi ha preso per mano e mi ha condotto all'altare.

E tutto il resto, ogni viso, ogni sorriso, ogni parola.

A distanza di un anno tutto è ancora qui, nel mio cuore e nella mia mente, più nitido e bello che mai.

Il dono più bello? La persona che amo al mio fianco e la consapevolezza che ogni attimo trascorso insieme è meraviglioso. Perchè se questo è un giorno speciale... insieme, sono tutti straordinari. 

categoria:emozioni
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scritto da mvariabile il martedì, 06 maggio 2008,15:21

Succede... di nuovo...

Succede che sei seduto a cena con tuo marito, nella tua casa, di fronte a una cenetta preparata da te e all'improvviso ti ricordi che è il compleanno di un'amica.

Succede che la chiami e lei ti propone di andare a bere qualcosa, per festeggiare quei TRENTA che prima o poi toccano a tutti... Succede che ti rendi conto che vivi a Genova, che puoi farlo, che sei di nuovo "dentro il giro"... che per partecipare alla gioia di un'amica non devifare 150 km...

Succede che accetti, ti prepari e alle 23:30 a Genova, di lunedi, trovi tutto chiuso... ma ridi, ti diverti e in macchina giri lungo alla costa alla ricerca di qualcosa di aperto...

Succede che alla fine trovi una bettola, prendi un paio di birre e ti senti come quando di anni ne avevi sedici, quando dopo cena uscivi e mangiavi un piatto di patatin, un panino e qualche bruschetta e nemmeno sapevi cosa voleva dire sentirsi "appesantiti"...

Succede che la cameriera di guarda e passa già lo straccio sui tavoli e ti rendi conto che non vede l'ora di chiudere... e succede poi che ti ritrovi in spiaggia, così, a ridere e parlare, parlare, pensando che ne hai compiuti trenta e che un po' di cose ormai le hai passate... Succede che c'è chi si deve sposare, chi ha un figlio, chi cerca un nuovo lavoro, chi si sistema casa...

Succede che alle due e mezza passate pensi che bisognerebbe andare a dormire... che l'umidità in spiaggia comincia a farsi sentire... e sali sulla Vespa e vai a casa con tuo marito... e allora trovi bello aver compiuto trent'anni...

Succede che la mattina dopo quando suona la sveglia e sei di nuovo in vespa per andare a lavorare, ti senti addormentata... ma felice... e ripensi con un po' di nostalgia ai sedici... ma senti che questi trenta vale la pena di viverseli tutti...

categoria:emozioni, genova casa
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scritto da mvariabile il giovedì, 10 aprile 2008,17:01

La patella e il suo scoglio

Un mese e qualche giorno che sono a Genova. L'impatto, morbido e luminoso, con una realtà bella, nuova, ma che sento profondamente mia, da sempre. Che è normale e mia. Al punto da chiedermi come facevo a vivere prima, lontano da tutto questo.

Un nuovo lavoro e una nuova sfida. Un lavoro che spesso mi porta lontano. India, Russia, Malesia... e chissà dove altro. E io che mi sento piccola, una piccola patella, attaccata al mio scoglio, quasi che - una volta conquistato - sia grande, grandissimo il terrore che qualcuno o qualcosa possa portarmelo via. E ogni volta che arriva un'onda che mi porta lontano è una sorta di timore che il mio scoglio non sia più lì quando torno, non sia più bello e accogliente come quando l'ho lasciato.

E spesso non bastano le rassicurazioni di chi amo, di chi ha le braccia aperte per accogliermi a ogni ritorno, rendendolo straordinario. 

E' un timore del tutto irrazionale, ma credo comprensibile per chi ha sentito casa sua lontana, irraggiungibile...

E' semplicemente che io amo il mio scoglio e tutto ciò che gli sta intorno.  Semplicemente.

categoria:viaggi, emozioni, genova casa
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scritto da mvariabile il giovedì, 20 marzo 2008,11:28

CONCEDETEMELO....

samp...per me quella di ieri sera è stata più che un incontro di calcio. Milan - Sampdoria è decisamente una partita di quelle che vale la pena di godersi, ma questa volta per me significava un po' di più.

All'andata la Samp ha perso 5-0, in casa. Io lavoravo a Milano, non vedevo via d'uscita, pensavo impossibile riuscire a tornare, a cominciare a vivere, come volevo io. Quella sera era grigia e fredda.

Ma prima o poi le cose cambiano. E anche le sfide che sulla carta sembrano impossibili talvolta riescono.

Ed eccomi. Ieri sera mi sono apprestata a seguire questa partita sul divano di casa, mentre in tv teleecronisti dal noto accento genovese finalmente tifavano per la Samp e non per l'Altra. Ho sempre sofferto di vedere a Milano i commenti e le cronache dall'"altra" parte. Poi ho spento la tv e mi sono messa ad ascoltare la radio. La voce del mio giornalista preferito, le pubblicità della pizzeria sotto casa.

Alla fine la Samp è riuscita a vincere. Genova ha battuto Milano. Per una volta il sogno si avvera e il risveglio è dolce, caldo, sa di mare.

No, per me non poteva essere soltanto una partita. E oggi sono felice. Molto più di quando la Samp vince solo una partita.

categoria:samp, genova casa, milano lavoro
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scritto da mvariabile il martedì, 11 marzo 2008,10:32

OTTO GIORNI DI UN'ALTRA VITA

8 giorni di lavoro a Genova. Senza interruzione di continuità, dal momento che sonn arrivata nel pieno dell'organizzazione di un evento internazionale, con più di ottanta persone provenienti da tutto il mondo. Meglio così, l'impatto con un posto nuovo è stato totalizzante e completo. Da domani non si può che stare meglio... :-)

Sono stati otto giorni di risveglio a casa, la casa che non è solo quattro mura, con davanti il Monte Fasce e poco lontano il mare. Sono stati otto giorni con la consapevolezza che i miei affetti più cari erano vicino a me, dietro l'angolo, o - ancora meglio -  dietro una porta.

Sono stait otto giorni di pioggia, vento e freddo, otto giorni di una Genova unica, straordinaria e caotica come è, ogni volta che piove. Con i suoi tetti e le pareti di ardesia grigi e l'aria che, in bocca e nel naso, ha un sapore inconfondibile.

Sono stati otto giorni impegnativi, stancanti, difficili. Tutti da vivere. In alcuni di questi ho ripensato a quanto ho lasciato a Milano. Nessun dubbio, mai. Mi sono riappropriata della mia vita, della mia aria, delle mie emozioni.

Capitano cose stupende qui: capita che accompagni degli ospiti per la via più bella di Genova e incontri una tua amica. Com'era all'Università, per caso. Ed è come se cinque anni a milano non fossero mai esistiti.

Capita che dopo una settimana di pioggia, da levante, arriva il sole. L'ardesia si asciuga e Genova torna a mostrare i suoi colori brillanti, Capita che per lavoro vedi il mare, vedi Via Gramsci, vedi il ponente che si stiracchia verso il mare.

Capita che Genova è così bella, luminosa che ogni giorno ti sembra nuova e meravigliosamente quotidianala. E senti che è tua, che tu e lei, in realtà, non vi siete mai separate.

scritto da mvariabile il lunedì, 11 febbraio 2008,11:32

Cambiamenti

Allora, visto che qualcuno ha dato una soffiata.... mi ritrovo qui, di fronte al pc che è stato mio per cinque anni in questo ufficio, facendo il conto alla rovescia...

Già, perchè il sogno, il desiderio, l'obiettivo degli ultimi anni si è avverato: ho dato le dimissioni e, dalla fine di febbraio (che quest'anno ha pure un giorno in più!!!) torno a essere genovese.

Torno a casa, torno ai miei affetti, torno alle radici, torno a quello che per me è davvero casa. Ho sognato e immaginato infinite volte di scrivere questo post e ora è così... strano... Meravigliosamente bello e straordinariamente difficile.... tanto che se non ci fosse stato qualcuno a "scoprire le carte", chissà quando lo avrei fatto...

Tornare a Genova è un fatto talmente straordinario e immenso che credo di poterlo ancora abbracciare a fatica, con la mente: per me significa cominciare a vivere davvero, smetterla di sopravvivere e ritornare a una vita con la V maiuscola sul serio.

Mancano 18 giorni all'abbondono di questa scrivania, di questi colleghi e di questa agenzia che  esattamente cinque anni fa - mi prendeva stagista, spaurita e impacciata... convinta che mai avrei superato i mesi di sfruttamento gratuito che chiamano stage. Se penso al passato rivedo una vita davanti a me: la ricerca di una stanza, le difficili condivisioni, la crescita della mia straordinaria storia d'amore che un anno fa è diventata matrimonio, i colleghi e gli amici incontrati e lascaiati, il passaggio ai drammatici 30...

E ora... se chiudo gli occhi vedo il mare, non più inimmaginabilmente lontano, ma vicino, dietro l'angolo, stupendo che luccica sotto il sole e la tramontana che ho lasciato - per una delle ultime volte - alle mie spalle, percorrendo l'A7... vedo una nuova casa, bella, accogliente... vedo una vita fatta di quotidianità con l'uomo che amo, una quotidianità che desidero con tutta me stessa...

Vedo tutto questo e mi sembra così luminoso che è difficile pensare che possa tornare mio. Per questo scrivere questo post è così complicato... Perchè dopo la tristezza, la preoccupazione, la convinzione in certi momenti mai ce l'avrei fatta, ecco, ora la mia Genova - madre e non più matrigna - è lì che mi aspetta. Questa volta apre le braccia per me. 

Assaporo i giorni che mi separano da quell'abbraccio... che sarà così struggente e dolce che quasi fa male immaginarlo. 

 

categoria:genova casa
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scritto da mvariabile il martedì, 08 gennaio 2008,09:25

boccadasse gennaio 2008

GOODBYE 2007... WELCOME 2008

A otto giorni dall'inizio dell'anno nuovo, ecco le mie considerazioni e i miei nuovi propositi... lo so che di solito si fanno a capodanno, ma io ho bisogno di tempo, di riflessione, di spazio...

Il 2007 è stato un anno importantissimo: innanzitutto è stato l'anno del mio matrimonio, dell'unione mia e della persona che amo, del si, non solo tra noi, ma davanti a tutti. Un anno che non potrà che essere indimenticabile. Poi il 2007 ha portato altri cambiamenti: è stato l'anno di una nuova casa a Genova, per due, è stato un anno di crescita, decisioni importanti e sofferte, ricerche, contraddizioni, cammino... Un anno che mi tengo stretto al cuore e nei pensieri per tutto quello che mi ha dato e che a parole è difficile trasferire. 

Infine, lento tra i giorni di festa, il 2007 si è avviato alla conclusione... io e mio marito l'abbiamo salutato insieme, con gli amici, tra le nostre nuove mura e abbiamo accolto insieme il piccolo piccolo 2008, appena giunto...

Il 2008 mi ha regalato una meravigliosa nevicata a Genova, stupenda da guardare dietro le finestre di casa, emozioni calde, risvegli gioiosi, luce da est, parole di amici, sguardi, abbracci e attenzioni.

Poi sono tornata a milano e... il piccolo 2008 è tornato a essere un anno "normale", la luce è tornata a essere nebbiosa, gli sguardi intorno quelli di estranei...

I propositi per l'anno nuovo? ... riuscire in qualche modo a tornare a Genova, dedicarmi di più a tutte le persone a cui voglio bene, non dare mai nulla per scontato. Che il 2008 possa essere bello ed emozionante per tutti come una nevicata di gennaio, sul mare, a Boccadasse. Auguri!

categoria:pensieri, emozioni, genova casa
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