Buon viaggio, piccolo Tigrotto
Tutto è successo ieri, il giorno del mio compleanno.
Un pranzo in famiglia, in campagna, a casa della nonna in una giornata di luglio nuvolosa e senza sole. Dalla siepe che costeggia la strada dei miagolini continui, forti, decisi. Che - racconta la nonna - andavano avanti da due giorni. Non si può resistere a dei miagolini così. Si capisce che è un gattino piccolo, ma la siepe è spessa, pesante, pungente. Eppure...
Mio marito e io ci sdraiamo per terra: lui lo vede, io vedo muoversi un affaretto piccolino piccolino che miagola sempre più forte, deciso. Non c'è latte, prosciutto, carne che riesca a far uscire quel cucciolo da sotto la siepe. Poi, lo vedo: è davvero piccolo, quattro zampette poco stabili e due occhioni azzurri grandi come tutto il suo musetto. Non si può lasciare lì quel gattino.
Pensiamo, ci graffiamo mani e braccia, mi allontano per cercare ancora del latte quando mio marito urla: "Ce l'ho! L'ho preso!"
E' piccolissimo nella mano grande di mio marito, che quasi ha paura di schiacciarlo, di fargli del male. E' un gattino meraviglioso, tigrato, avrà un mese poco più. Mio marito me lo porge... Peserà qualche etto, il cuoricino che batte all'impazzata in un corpicino esile. Lo tengo sulle mie gambe, lo accarezzo, i suoi occhioni azzurri incrociano i miei. Non riconosce il latte, allora cerchiamo di farglielo capire... un dito bagnato passato sul suo musetto, la sua piccola linguetta che lo assaggia, un secondo tentativo con il cucchiaino e infine il suo musetto che da solo comincia a leccare, in un piattino più grande di lui, il latte.
Si chiama Tigrotto, basta uno sguardo tra me e mio marito per dargli un nome. Il cuore di Tigrotto batte ancora forte, ma non più di paura, solo come battono i cuoricini dei cuccioli. E' un atttimo. Due carezze sulla sua testolina, e lui si accoccola tra le mie braccia e si mette a dormire, con la pancia piena, come i cuccioli della sua età. Tigrotto è bellissimo. E' piccolo, tenero, fragile. Voglio tenerlo con me, voglio pensare che sia il regalo che il destino mi ha fatto per il mio compleanno.
Ma non siamo organizzati per avere un cucciolo a casa. Temporeggiamo. Intanto gli prepariamo lì, in campagna, un posto dove stare al sicuro. Uno sgabuzzino ampio, una cesta con un panno, la sua cassetta. Ma Tigrotto sa che non è il suo posto. Si rifugia in un angolo buio, miagola ancora forte, si tranquillizza solo quando torna tra le nostre mani. Lo lasciamo andare un po' in giro. Miagola ancora, si guarda intorno muovendosi incerto sulle sue zampine. Fa quattro passi e torna vicino alle nostre gambe. Miagola e miagola ancora.
E poi... E poi, all'improvviso, arriva una gatta. E' grigia, soltanto un po' più chiara di Tigrotto, magra, affamata. Tigrotto la vede ed è un attimo. Le salta intorno, le fa festa. La gatta dapprima è schiva, restia. Si avvicina alla pappa che avevamo preparato per il nostro Tigrotto. Divora tutto, in un attimo. Si avvicina al cucciolo, lo odora, inizia a leccarlo. Tigrotto è felice. I suoi miagolini forti e decisi ora sono calmi, attenuati. A ogni passo della sua mamma Tigrotto le corre dietro, le salta tra le zampe. Lei lo lecca ancora. E poi... come ogni mamma Gatto lo prende per la collottola, lo porta poco più in là e, nell'orto in mezzo ai pomodori, cominciano a rotolarsi insieme, a giocare. La sua mamma lo pulisce tutto, lo prende ancora, si rotolano insieme. Sono inseparabili. Tigrotto ha ritrovato la sua mamma. Tigrotto è finalmente felice. Non miagola più,, non si guarda attorno impaurito.
Non mi vergogno a dire che quando il mio Tigrotto e la sua mamma hanno cominciato a camminare insieme e allontanarsi verso la vigna ho pianto. Ho pianto perchè è stata una delle scene più commoventi che la natura mi abbia regalato, ho pianto perchè mi sentivo un po' io mamma di quel piccolo Gattino, che ho calmato, nutrito e fatto addormentare tra le mie braccia. Ho pianto perchè l'idea di avere un gattino bello come Tigrotto che mi aspetta a casa, ogni sera, con le sue zampette e i suoi occhioni azzurri e i suoi miagolini la sentivo già mia.
Ma forse è giusto così.
Piccolo Tigrotto, ora vivi con la tua mamma, gioca e sii felice.
Ti avremmo dato tanto amore, piccolo cucciolo di gatto dagli occhioni azzurri, ma forse ti avremmo snaturato, facendoti diventare un gatto che vive in 70 mq, quando tu sei nato sotto il cielo azzurro, negli spazi aperti della campagna.
Tigrotto, corri felice per le vigne, i campi, segui la tua mamma. E' giusto che sia lei a insegnarti a mangiare gli uccellini, giocare con le lucertole, dare la caccia ai topolini. Sei un gattino libero, mio tenero Tigrotto, non lasciare che nessuno ti tolga la tua libertà.
Sei un gattino bello, simpatico e sono certa che qualunque umano ti veda, non potrà negarti una carezza, un po' di latte, un riparo dove dormire. Fidati ma solo fino a un certo punto... stai lontano dalle macchine, dalle strade, vivi felice, cresci bello come sei ora e abbi cura di te.
Buon viaggio, nostro piccolo Tigrotto, cammina. La vita ti aspetta con le sue difficoltà e le sue bellezze. Segui la tua mamma e cresci libero. E se un giorno, da grande, vorrai una carezza... beh, noi ci saremo, perchè è impossibile dimenticarsi di te.






...per me quella di ieri sera è stata più che un incontro di calcio. Milan - Sampdoria è decisamente una partita di quelle che vale la pena di godersi, ma questa volta per me significava un po' di più.